La BEUC chiede all’UE delle regole più severe sulle etichette alimentari.

È in gioco la fiducia dei consumatori.

28 giugno 2018

L'Organizzazione europea dei consumatori BEUC, che rappresenta le organizzazioni dei consumatori di dieci paesi (tra cui Altroconsumo in Italia, CLCV e UFC-Que Choisir in Francia), ha chiesto all'Unione europea di rafforzare le norme che disciplinano l'etichettatura degli alimenti. Il diritto dell'UE afferma chiaramente che l'etichettatura e l'imballaggio degli alimenti non dovrebbero indurre in errore il consumatore. Tuttavia, i produttori si sono avvantaggiati delle zone grigie della legislazione europea per far apparire i loro prodotti come se fossero di qualità migliore di quanto non siano in realtà.

Nella sua relazione, il BEUC ha evidenziato tre "punte dell'iceberg" particolarmente preoccupanti:

  • i "prodotti industriali" etichettati come "tradizionali" o "artigianali";
  • prodotti che mostrano immagini di frutta sulla confezione ma ne contengono poca o nessuna;
  • il pane, i biscotti o la pasta contenenti "orzo e fibra" etichettati come "grano intero".

Queste pratiche stanno minando la fiducia dei consumatori in tutta l'Unione europea. I sondaggi condotti in Germania e nei Paesi Bassi mostrano che oltre l'80% dei consumatori non si fida delle etichette alimentari e questo rapporto dimostra che hanno buone ragioni. Sebbene le pressioni delle organizzazioni abbiano spinto alcuni produttori a rendere i loro imballaggi più onesti, l'UE dovrebbe da un lato definire con fermezza i termini chiave comunemente usati sulle etichette e dall’altro dovrebbe stabilire le percentuali minime di ogni ingrediente se si vuole metterlo in evidenza sul packaging.

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