IMG-LOGO

I consumatori europei vengono abbagliati dai prodotti distribuiti all’interno dell’Unione

2019/07/02

Un terzo di essi risulta illusorio

È la stessa Unione Europea a stanziare fondi per bloccare questo fenomeno, ormai largamente diffuso.

A preoccupare è la veridicità di ciò che viene venduto; risulta infatti che le etichette di numerosi prodotti attualmente in circolazione non ne rispecchino l’effettivo contenuto. 

Esse risultano spesso ingannevoli, poichè, seppur riguardanti prodotti diversi, talvolta riportano marchi simili o addirittura uguali.

Al fine di risolvere tale problematica, è intervenuta la Commissione europea e lo stesso presidente Jean-Claude Junker nel suo discorso sullo stato dell’Unione del 2017, promuovendo iniziative e pubblicando studi riguardanti l’analisi dei prodotti, basandosi su criteri uguali in tutta UE. 

È stata proprio un’analisi condotta all’interno del Centro comune di ricerca JRC a mostrare come, su un campione di 1400 prodotti distribuiti in 19 Paesi dell’Unione, il 9% di essi, messi a confronto, presenta differenze, nonostante sia contenuto in confezioni identiche. Il  22% di essi, poi, presenta differenze nonostante le confezioni appaiono simili.

Le stesse normative UE dichiarano illecite e sleali tutte le attività di marketing atte a promuovere un prodotto dipingendolo come identico ad un altro diffuso in un diverso paese appartenente all’Unione, anche quando ciò non trova un effettivo riscontro nella realtà.

Sono intervenuti sull’argomento anche Tibor Navracsics e Věra Jourová: rispettivamente Commissario per l'Istruzione, la cultura, i giovani e lo sport, nonchè responsabile per il centro comune di ricerca e la Commissaria responsabile per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere.
Dal suo discorso Navracsics rassicura i consumatori, garantendo che gli scienziati stanno contribuendo ad una valutazione oggettiva riguardo le differenze emerse sui prodotti esaminati. A preoccupare il Commissario, però, è il fatto che, per quasi un terzo dei prodotti analizzati sia stata rilevata una composizione diversa, nonostante il marchio sia identico o simile. Jourová, invece, appare determinata a porre fine a questo fenomeno, affidandosi “alle norme che penalizzano le differenze di qualità e rafforzano i poteri delle autorità di tutela dei consumatori”.

 

Inoltre, grazie alla nuova metodologia, le autorità nazionali dei Paesi coinvolti potranno effettuare le analisi utili ad individuare le pratiche ingannevoli vietate dal diritto dei consumatori.
Gli Stati membri resi complici di tale iniziativa sono: Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Francia,  Germania, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Ungheria.

Si discute anche sulla manipolazione del mercato riguardo l’artigianalità dei prodotti più diffusi, contenenti parole chiave come “tradizionali”, “naturali” o “artigianali”, che spesso però non risultano veritieri.

Un ultimo aspetto riguarda l’invito della Commissione europea a presentare proposte a riguardo e, a tale scopo, mette a disposizione 1,26 milioni di Euro fino al 6 novembre 2019, nella speranza che questo triste fenomeno giunga finalmente al suo epilogo. 

/webimg4flying/4PACK_IMMAGINI/MID_etichetta-inganno-miniatura_1.jpg.jpg